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I COLORI DELL’IRAN Viaggio nell’antica Persia

I COLORI DELL’IRAN

Viaggio nell’antica Persia

Iran, l’antica Persia nome che evoca fantasie popolate da raffinati profeti, colti imperatori, città da mille e una notte!
Il nome Persia deriva dall'antico nome greco dell'Iran, Persis, che a sua volta deriva dal nome della famiglia di Ciro il Grande Pars o Parsa che ha dato il suo nome anche a una provincia dell'Iran meridionale, detta Fars. Un’altra versione, secondo lo storico dell'antica Grecia Erodoto, il nome Persia deriva da Perseo, l'eroe mitologico concepito dalla pioggia d’oro di Zeus.

L’Iran, questo esteso altopiano arido e desertico circondato da alte montagne a nord e ad ovest, compreso tra il mar Caspio e il golfo Persico,  nonostante il suo clima poco ospitale,  ha attirato l’uomo fin dagli albori della storia.

Prima con Ciro il Vecchio, della famiglia reale degli Achemenidi, illustre statista che governò con tolleranza e poi con Dario I, l’impero persiano raggiunse l’apogeo della sua potenza (V° sec a.C.) per raggiungere il declino con la  conquista di Alessandro Magno (330 a.C.) che pose fine al secolare duello tra l’Europa ellenica e l’Asia persiana.

Ma neanche Alessandro Magno potè realizzare il suo gran disegno di fondere in un unico impero Elleni ed asiatici, e la morte di lui nel 323 a.C. concluse per la Persia, il più antico periodo della sua storia. Da quel momento si sono susseguiti regni, imperi e civiltà, ognuno dei quali ha lasciato testimonianze e tracce in gran parte visibili ancora oggi.  Prima di Roma i Persiani seppero dare vita ad un esteso impero dai confini dalla Valle dell’Indo all’Egeo sino al Nord Africa. Nel momento del massimo apogeo,  Dario I costruì una rete di collegamenti tra il centro del potere e le varie province dimostrando così la modernità e l’efficienza del suo governo.

 

I COLORI DELL’IRAN, perché si può scoprire un Paese anche attraverso i suoi colori unici e i suoi profumi intensi, perché solo lì e solo in quel momento possiamo catturare lo spirito di un popolo e di una nazione

 

Il BLU e il TURCHESE:  delle moschee ricoperte da miriadi di piastrelle. In particolare della  Masjed-e-Emam a Isfahan, che costituisce una della più imponenti e favolose opere architettoniche mai realizzate in Iran. Tanto gli esterni che gli interni sono completamente rivestiti dalle piastrelle di maiolica azzurra che sono diventate uno dei simboli di Isfahan. Commissionata dallo Scià Abbas il Grande, la costruzione della moschea richiese 26 anni e fu ultimata nel 1638. Il colore delle piastrelle assume tonalità diverse a seconda delle condizioni di luce in modo che ad ogni ora del giorno questo capolavoro dell'arte islamica ci appare con un volto diverso.

Il colore blu ci attende anche nel mausoleo di  Kerman dalle splendide cupole azzurre e poi ancora a Yazd alla Moschea Jam, molto bella, con delle piastrelle di un turchese bellissimo.

Il blu è anche il colore del cielo soprattutto nelle regioni di montagna, dove l’aria tersa rende nitidi tutti i colori.

 

Il VERDE:  dei giardini di Shiraz con  alberi di mandarini, palme, cipressi e il parco della tomba del poeta Hafez, con le sue aiuole ordinate o il giardino del paradiso (Bagh-e Eram), angolo di verde profumato dalle famose rose rosse e rinfrescato dagli alti alberi, realizzato in epoca cagiara dall'architetto Mohammad Hassan. 

Il verde delle fertili vallate nell'altopiano occidentale dove l'acqua abbonda fornita dalle montagne che rasentano i 5000 metri

Il verde dei tappeti color smeraldo del mausoleo dell' Ayatollah Khomeyni a Teheran

 

Il NERO:  così come descritto nel libro di  Farian Sabati «Storia dell'Iran». E’ il colore del greggio, ricchezza del paese che ha esercitato un grande fascino sulle potenze occidentali e ancora oggi attira le imprese petrolifere di tutto il mondo. Colore del turbante dell’Imam Khomeini e di tanti mullà i quali hanno determinato gli eventi e segnato il passaggio dalla monarchia a una teocrazia unica al mondo, e colore del ciadòr, segno dell’alternanza tra laicismo e religiosità obbligata: vietato da Reza Shah a metà degli anni ’30, l’abito islamico fu reso obbligatorio da Khomeini all’indomani della rivoluzione del 1979

 

Il ROSA nella  Moschea di Nasir-ol-Molk, una tra le più belle che si possano trovare a Shiraz. Oltre al tipico colore blu, utilizzato in tutte le sue sfumature, s'è fatto uso anche dell’insolito colore rosa. Costruita alla fine del XIX è molto apprezzata per i rivestimenti a mosaici e gli incredibili vetri colorati.

Shiraz sorge su di un altipiano ad oltre 1.500 metri di altezza, una delle principali città del paese, che tra il 1750 e il 1794 fu anche capitale della Persia.

 

IL DORATO del sito di Persepoli, la città del Re dei Re, la capitale di rappresentanza dell’impero persiano voluta da Dario I nel 518 a.C., con i bassorilievi, le sculture, la porta monumentale vigilata da leoni alati ed il particolare contesto naturale con la luce che esalta il colore dei materiali.

Il dorato dei romantici ponti di Ishafan, città tra le  più affascinanti del Medio Oriente, cuore pulsante della Persia sciita. O a Yazd, l’epicentro del culto di Zoroastro,  dagli edifici di mattoni d’argilla sovrastati dalle torri del vento (un antico sistema di condizionamento che fa passare l'aria calda attraverso vasche d'acqua facendone acquistare freschezza, producendo cosi una ventilazione all'interno dei locali). Yazd è un’oasi alle porte del deserto, lungo i percorsi carovanieri della Via della Seta dove sostò anche Marco Polo. Il suo colore, in particolare al tramonto, assume tutte le tonalità dell’ambra dove risplendono e brillano i policromi minareti e le cupole delle moschee, uno spettacolo unico!

 

IL ROSSO di Kerman o meglio dei suoi tappeti, rosso è il colore di base mentre  i motivi decorativi più frequenti sono composti da un medaglione centrale con un'ampia bordatura disegnata a fiori. La città sorge vicino al deserto di Dasht-e Lut, a quasi 1000 km da Teheran. In passato era un'importante tappa per tutti coloro che affrontavano lunghi viaggi sulle vie commerciali tra l'Iran e l'India.

Il rosso dei tappeti di Isfahan che hanno un'annodatura finissima eseguita con lane e sete pregiate e raffigurano le famose rose di Isfahan chiamate le rose dell'Iran. il disegno talmente nitido, da sembrare un dipinto, usa il rosso porpora come colore di base, anticamente ricavato naturalmente dalla robbia tinctoria e dalla coccinella.

Il rosso del fuoco sacro del tempio zoroastriano Ateshkadeh di Yazd che la tradizione vuole che bruci ininterrottamente dal 470 d.C. e oggi tenuto vivo dai sacerdoti che bruciano legni di mandorlo e albicocco.

Il fuoco per gli zoroastriani è il principio della vita e come gli altri 3 elementi vitali, terra, aria e acqua, va difeso dalle impurità.

 

Il BIANCO del lago salato lungo la strada da Dhiraz a Kerman, una distesa infinita, bianca abbagliante,

Il bianco della vetta innevata della cima più alta dell'Iran,il monte Damavand (5671 metri) che presenta sui suoi fianchi ghiacciai perenni che durante le giornate terse  possono essere visti non solo da Tehran, ma anche a 150 chilometri di distanza.

Oppure il bianco dell’abito dei religiosi Sufi, scuola esoterica dell'Islam dedicata alla ricerca della verità spirituale. Per i Sufi l'essere umano è composto da quattro elementi: uno spirituale, l'anima e tre materiali: il corpo, la psiche,l’ambiente e dove scienza e fede trovano ritmo e armonia La mistica sufi affonda le proprie radici tra i popoli nomadi della steppa (sufi vuol dire "gente con abiti di lana"), sempre in viaggio, aperti nei confronti di tutte le religioni e di ogni indirizzo spirituale. I sufi si avvicinano a Dio attraverso la danza e la gioia.

"Agite per questo mondo come se doveste vivere per mille anni, e per l'altro come se doveste morire domani".

 

L’ARCOBALENO, i colori dell’iride: azzurro,indaco,violetto, giallo, verde, arancio e rosso, tutti insieme sembrano mille colori che, filtrati dalle bellissime vetrate colorate delle moschee, creano un effetto spettacolare, un gioco di luci.

L’arcobaleno dei variopinti bazar tra i quali quello di Shiraz, tra i più antichi dell’Iran, con le coloratissime spezie: zafferano, pepe di ogni tipo, cumino, curcuma, origano, peperoncino, coriandolo e la frutta secca, tra cui spiccano i pistacchi.…. Non solo è un tripudio di colori ma anche l’olfatto sarà piacevolmente ”colpito” dai profondi profumi che emanano i vari contenitori.

In Iran la coltivazione dello zafferano è di origine antichissima e qui ne esistono ben 13 varietà diverse che vengono tradizionalmente utilizzate in cucina come alimento, per usi decorativi e cerimoniali o ancora come pigmento per la tintura di tessuti.

Anche la coltura del pistacchio ha origini antelucane. Ai tempi della famosa corte imperiale della Regina di Saba, i pistacchi erano un privilegio riservato alla famiglia reale e all’élite. Il pistacchio era noto agli Assiri, ai Persiani e ai Greci come droga medicinale. Il pistacchio iraniano è molto apprezzato grazie ad una qualità e ad un sapore ottimi, viene considerato il migliore del mondo, per via del suo squisito e ineguagliabile sapore.

 

I COLORI del.. SAPERE nei versi e nelle parole di due massimi esponenti della cultura persiana:

Omar Khayyam (che visse tra il I e il II secolo d.C.), il Dante del Medioriente:

Di tre cose il valor sanno le genti.
Valor di gioventù san gli attempati,
valor di sanità sanno i malati,
valor de le ricchezze gli indigenti

 

Oppure nelle strofe di Hafez, poeta  e scienziato nato a Shiraz (1324-1391), e dove qui riposa all’interno di uno splendido giardino:

Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.
Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,
ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi. 

 

Oppure i COLORI nei precetti di Zarathustra o Zoroastro: rifiuto della violenza, della menzogna, amore e carità per ogni uomo, vittoria finale del bene, resurrezione, immortalità e beatitudine eterna degli uomini di buona volontà… sempre attualissimi e condivisibili!

 

di Miriam Cigliutti articolo per Flamboyant I Viaggi